Sabato 10 gennaio si apre l’anno giostresco 2026 con la cerimonia di Offerta dei Ceri. Il Vescovo Andrea Migliavacca celebrerà una Messa per il 750° anniversario della morte del Beato Gregorio X.
Sabato 10 gennaio si apre l’Anno Giostresco 2026 con la ventottesima edizione della Cerimonia di Offerta dei Ceri al Beato Gregorio X con la Donazione dei Ceri in Cattedrale preceduta dallo spettacolo offerto da Musici e Sbandieratori in piazza San Jacopo a partire dalle 18.00.
Al termine dell’esibizione, alle ore 18.25 il corteo, composto oltre che dal Gruppo Musici e dagli Sbandieratori anche dalle rappresentative dei quattro quartieri e di Signa Arretii, muoverà da piazza San Jacopo verso Palazzo Comunale lungo Corso Italia, Canto De’ Bacci, via Cavour e via Cesalpino. Alle 18.45 in Piazza della Libertà, il consigliere comunale Paolo Bertini, delegato dal sindaco Alessandro Ghinelli, seguito dall’Araldo, dalla Magistratura della Giostra, dalla rappresentativa della Fraternita dei Laici e dai Quartieri, si unirà al corteo per entrare in Cattedrale dove alle 19.00 faranno il loro ingresso tutti i figuranti per dare avvio alla cerimonia nella quale i rettori dei quattro quartieri offriranno ognuno al Beato Gregorio X, di cui quest’anno ricorrono i 750 anni della morte, il cero votivo decorato dall’artista senese Rita Rossella Ciani.
Come di consueto ogni quartiere donerà una somma di denaro da devolvere al Caritas Baby Hospital, l’ospedale pediatrico di Betlemme gestito da suore cattoliche al quale annualmente, su iniziativa di don Alvaro Bardelli, va il ricavato della cerimonia.
In occasione delle celebrazioni per i 750 anni della morte di Papa Gregorio X, prima della cerimonia di offerta dei ceri, alle ore 18.00, il Vescovo Andrea celebrerà la Santa Messa in suo onore in Cattedrale.
Gregorio X, nato Tedaldo Visconti, nacque nel 1210 a Piacenza agli inizi del XIII secolo e appartenne alla famiglia cittadina dei Visconti, non imparentata con l’omonima casata milanese.
Poco sappiamo dei suoi genitori, anche se si ritiene che il padre sia stato il podestà Oberto Visconti, legato da vincoli di sangue ai Contardo e ai Pelavicino di Pellegrino. Guglielmo Visconti, nipote di Tedaldo, fu rettore del Ducato di Spoleto; apparteneva alla stessa famiglia l’Enrico Visconti in favore del quale Carlo I d’Angiò fece versare la somma di 480 libbre, cinque soldi e dieci tornesi, quando Tedaldo divenne pontefice.
Quasi nulla conosciamo dell’infanzia e della giovinezza di Tedaldo di cui le fonti, unanimi, evidenziano l’atteggiamento mite e sereno che, unito alla grande fede, costituì la peculiarità della sua indole. Poco sappiamo altresì della sua formazione culturale; senza dubbio divenne presto chierico e poi diacono e con molta probabilità godette di una prebenda canonicale presso la basilica piacentina di S. Antonino.
Venne eletto papa, nel 1271 alla fine di un interminabile concilio durato tre anni, si trovava in Terrasanta dove incontrò Marco Polo e i suoi fratelli dopo la loro avventura in estremo oriente. Era di ritorno, in compagnia del vescovo di Arezzo Guglielmo degli Ubertini, dal concilio di Lione quando si ammalò e fu costretto a fermarsi ad Arezzo con altri cardinali. Qui morì il 10 gennaio 1276 lasciando un cospicuo lascito per costruire una nuova cattedrale. Gregorio X è stato beatificato e dichiarato compatrono della città assieme a San Donato. Fin dal 1327 la città decise che ogni anno si dovesse solennizzare l’anniversario della sua morte con un’imponente cerimonia in Duomo caratterizzata da un’offerta di 100 libbre di cera.





























