Il capitano biancoverde Andrea Gavagni dopo l’addio delle riserve. “Ripartiamo dai nostri ragazzi”.
Non è stato un post Giostra semplice per il Quartiere di Porta Sant’Andrea. Solo pochi giorni dopo la Lancia d’oro sfuggita al secondo turno di spareggio e finita tra le braccia del popolo di Porta del Foro, in via delle Gagliarde è arrivata l’amara notizia del passaggio a Porta Crucifera di Matteo Bruni e Leonardo Tavanti, decisi a seguire in rosso verde l’ex preparatore e giostratore di Porta Sant’Andrea, Martino Gianni. Un boccone difficile da digerire per il Quartiere e per la dirigenza, che si è trovata a fare i conti con una scelta quantomeno inaspettata e improvvisa da parte delle due riserve biancoverdi. Che nonostante il tentativo del Consiglio di portare la questione al tavolo delle trattative, come hanno spiegato il Rettore Maurizio Carboni e il Capitano Andrea Gavagni nella riunione dei soci indetta giovedì scorso, vestiranno i colori di Colcitrone dalla prossima stagione giostresca.
Capitan Gavagni, ci spieghi cosa è accaduto nelle ultime due settimane? Come ha digerito la notizia il Quartiere?
Ciò che è accaduto è sulla bocca di tutti, i ragazzi ci hanno comunicato di essere stati contattati da Porta Crucifera una settimana dopo la Giostra e nel giro di due giorni hanno deciso di interrompere il rapporto. Chiaramente questo ha lasciato una ferita aperta, sia dal punto di vista tecnico con due giostratori che se ne vanno lasciandoci da cinque a tre componenti, sia dal punto di vista umano. I rapporti che si formano nel condividere insieme tanti momenti sono importanti e riguardano tutti, anche i quartieristi che hanno vissuto con loro gli ambienti delle scuderie e della sede. Per quanto sia criticabile o meno, una decisione presa e comunicata in due giorni è di difficile comprensione, soprattutto se si va a guardare a tutto quello che ha fatto il Quartiere nei loro confronti in questi anni. È chiaro quindi che il pensiero va ad altro e viene difficile pensare che una decisione così non venga da settimane o da mesi prima. Il Quartiere ha preso male questa decisione, così come la poca chiarezza che vi aleggia intorno: dal mio punto di vista posso dire che Sant’Andrea si è comportato nella maniera più corretta e onesta possibile nei confronti dei ragazzi, cercando sempre di metterli nelle condizioni migliori possibili per esprimersi. Chiaramente commettendo anche errori, ma cercando sempre di far sì che lavorassero e migliorassero. Per cui anche se qualcuno può imputarci degli errori, credo che sul piatto della bilancia vada messo tutto ciò che di buono sia stato fatto nei confronti di Matteo e Leonardo. Da qui, certamente le valutazioni diventano personali.
Quale deve essere il punto di ripartenza adesso? Sono già in piedi strategie per l’immediato futuro?
Adesso ripartiamo dai nostri tre ragazzi, che ognuno nel proprio ruolo rappresenta per noi una certezza. Abbiamo due giostratori ormai esperti come Saverio Montini e Tommaso Marmorini che hanno vinto due giostre negli ultimi tre anni, e un ragazzo su cui tutto il quartiere ha un’immensa fiducia come Elia Verni, che ha esordito nella prova generale di settembre comportandosi benissimo dopo una settimana di prova altrettanto positiva. Un ragazzo che deve crescere e che ha tutto il nostro sostegno nel farlo.
Chiaramente abbiamo incassato il colpo, fin da subito abbiamo cercato di metterci in movimento per colmare le lacune. Cercheremo di allargare il parco giostratori nel modo migliore possibile, e valuteremo ogni inserimento per migliorare la nostra scuderia e rendere il quartiere ancor più competitivo di quanto si sia già mostrato quest’anno.
Ora non resta altro che trovare all’interno le energie per andare avanti e costruire le due Giostre del 2026. Qual è il messaggio che vuoi mandare al popolo biancoverde?
Il messaggio è che nonostante tutto ciò che è successo e l’eccezionalità dell’avvenimento, Sant’Andrea non è un deserto. Abbiamo incassato il colpo in maniera onesta: capisco la preoccupazione dei quartieristi e la rabbia, così come le critiche. Ma il Quartiere non parte da zero, parte dalle certezze che ha e aveva e da quello che di buono è stato fatto quest’anno. Così come dagli aspetti negativi, sui quali lavoreremo: quando non si vince c’è sempre uno scalino in più da salire, ci faremo trovare pronti con tutte le forze e armi a disposizione.
Possono esserci stati errori ma lavoro, impegno e buona fede per cercare di essere sempre competitivi credo siano sotto gli occhi di tutti. Nel 2025 abbiamo cercato, pur con ogni difetto, limite ed errore, di essere in lotta con tutti e in ogni gara. Quest’anno deve portarci l’esperienza giusta per capire su cosa lavorare, senza dimenticare il positivo.
In questi momenti di difficoltà la forza del Quartiere deve essere l’unione: nonostante i punti di vista diversi, che io accetto e comprendo, e senza farsi lacerare da mosse esterne. Anzi, nonostante ci siano visioni diverse, Sant’Andrea deve sostenersi, criticare e offrire spunti costruttivi, compattandosi e sorreggendo i nostri colori. Insieme possiamo trovare tutti gli stimoli necessari ad affrontare il 2026: a tutti dico, Sant’Andrea è ferito ma è vivo.
Intervista a cura di Andrea Talanti – Foto Alessandro Falsetti






























